Chi nel 2024 ha assunto e incrementato i posti di lavoro rispetto all’anno precedente può ottenere un premio grazie a una riduzione delle tasse.
In particolare, il costo del lavoro del neoassunto (retribuzione, oneri sociali, contributi, premi, Tfr e costi accessori) è soggetto a una maggiorazione del 20% ai fini fiscali, riducendo così la base imponibile su cui si calcolano le tasse (Irpef e Ires, ma non l’Irap).
La maggiorazione aumenta di un ulteriore 10% se il neoassunto appartiene a categorie svantaggiate. Sono alcuni dei chiarimenti forniti con la circolare n. 1/2025 (si veda ItaliaOggi del 21 gennaio) dall’Agenzia delle Entrate.
Le assunzioni agevolate
Per questo primo anno di applicazione, le assunzioni agevolate sono quelle effettuate con contratto a tempo indeterminato nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023.
Quindi, rientrano nel bonus le assunzioni tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024 per i datori di lavoro con periodo d’imposta allineato all’anno civile.
Il bonus non spetta per:
- Assunzioni a termine
- Qualsiasi altro contratto diverso da quello subordinato a tempo indeterminato
Rientrano nel bonus invece:
- Assunzioni in apprendistato (considerato contratto a tempo indeterminato)
- Trasformazioni a tempo indeterminato di contratti a termine (il costo considerato è quello relativo alla conversione)
Le condizioni
Il bonus fiscale consiste nella possibilità di maggiorare del 20% il costo del personale di nuova assunzione a tempo indeterminato.
🔹 Esempio pratico:
Se il costo del neoassunto è 100, ai fini della determinazione del reddito, si potrà considerare un costo pari a 120 (+20%).
Se l’assunzione riguarda categorie svantaggiate, il bonus sale a 30%, quindi il costo considerato diventa 130.
Due condizioni da rispettare
Incremento dell’occupazione
Non tutte le nuove assunzioni danno diritto al bonus: conta solo il costo riferibile all’incremento occupazionale.
Il bonus si applica se il numero di dipendenti a tempo indeterminato al 31 dicembre 2024 è superiore alla media dei dipendenti a tempo indeterminato occupati nel 2023.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, poiché l’obiettivo è stimolare gli investimenti in capitale umano, tra le diminuzioni occupazionali vanno considerate anche le cessazioni fisiologiche (es. pensionamenti).
Incremento della forza lavoro
Oltre all’incremento occupazionale dei dipendenti a tempo indeterminato, è necessario anche un incremento della forza lavoro complessiva.
Anche se il numero di dipendenti a tempo indeterminato è aumentato, la maggiorazione fiscale spetta solo se anche il numero totale di tutti i dipendenti (compresi quelli a termine) al 31 dicembre 2024 è superiore alla media del 2023



