Premi di produttività: l’imposta scontata al 5 per cento aumenta l’appeal

La legge di Bilancio per il 2024 nella giornata di oggi in discussione al Consiglio dei ministri dovrebbe confermare l’imposta agevolata del 5% (sostitutiva di Irpef e addizionali locali) sui premi di produttività corrisposti dai datori ai lavoratori.

Lo sconto – rispetto alla tassazione “ordinaria” del 10% applicabile ai premi – era stato introdotto dal Governo Meloni con la legge di Bilancio 2023 (197/2022, articolo 1, comma 63), per quest’anno, con lo scopo di favorire la diffusione degli incentivi e consentire ai lavoratori di incassare un premio “netto” più consistente.

L’agevolazione ha effettivamente favorito la diffusione dei premi di produttività, se si guarda all’andamento della contrattazione aziendale nel 2023: da gennaio a settembre sono stati depositati dalle aziende 8.050 contratti di secondo livello che si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, contro i 5.935 dello stesso periodo del 2022, con un aumento del 35,6 per cento.

I lavoratori coinvolti sono stati 1,7 milioni e il valore annuo medio del premio è di 1.595 euro (si veda Il Sole 24 Ore del 1° ottobre).

L’incentivo

Il premio di produttività è un importo variabile che viene riconosciuto ai lavoratori in seguito al raggiungimento da parte dell’azienda degli obiettivi fissati nei contratti (il risultato deve essere misurabile).

La tassazione agevolata si applica per premi fino a 3mila euro annui e per lavoratori che nell’anno precedente abbiano avuto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 80mila euro.

Come si vede dagli esempi in pagina, i premi sono soggetti al versamento di contributi (a meno che non siano convertiti in servizi di welfare) e se l’azienda prevede la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del lavoro, oltre al vantaggio dell’imposta sostitutiva dell’Irpef al 5%, che premia il lavoratore, scatta anche uno sconto sui contributi, sia per il datore, sia per il lavoratore.

Se il lavoratore converte il premio in servizi di welfare, l’importo lordo corrisponde al netto.

Le modalità

Per poter erogare il premio e applicare le misure agevolative previste, il conseguimento di risultati incrementali in termini di produttività, efficienza, qualità, redditività o innovazione – alla luce di indicatori appositamente individuati nel contratto dalle parti – rispetto a un periodo di misurazione precedente, è una condizione imprescindibile.

Questa impostazione, oltre che per garantire il rispetto delle regole previste per gli aiuti di stato a livello comunitario, per cui l’erogazione scatta in seguito al raggiungimento di un risultato e non in base al mero sforzo profuso, è stata pensata per favorire la riduzione del gap di produttività ed efficienza che talvolta caratterizza l’industria italiana, rispetto ai valori dell’eurozona.

Difficile misurare quanto la norma sia stata efficace in questo senso, ma è senza dubbio possibile affermare che ha avuto una funzione propulsiva decisiva per diffondere la cultura del welfare aziendale, anche se prevalentemente nelle medie e grandi aziende e, in particolare, nel nord Italia.

La partecipazione dei lavoratori

Il coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, nonostante il rilevante sgravio contributivo per il datore e per il lavoratore, è ancora poco implementato, spesso anche perché poco compreso in termini di applicazione pratica.

Per quanto riguarda il futuro – alla luce della delega fiscale – appare coerente con i numeri del 2023 confermare la riduzione al 5% dell’aliquota dell’imposta sostitutiva, sebbene ciò possa disincentivare, rendendola in alcuni casi meno conveniente, la conversione dei premi in welfare (alla quale non si applicano contributi né prelievo fiscale).

Poiché è statisticamente dimostrata una correlazione diretta tra l’implementazione di strumenti partecipativi e il miglioramento dei risultati aziendali, si potrebbe pensare a qualche misura che possa stimolare ulteriormente l’adozione di tali strumenti: l’azzeramento dell’imposta sostitutiva, per esempio, invece dell’attuale azzeramento della contribuzione a carico del lavoratore, potrebbe rendere lo strumento più apprezzato sia dai lavoratori che dalle rappresentanze sindacali aziendali, senza comportare un aggravio di costi per le imprese.

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