Contratti collettivi, ITALPMI critica la riforma del Cnel e propone un archivio unico nazionale
La riforma dell’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi del Cnel è al centro delle critiche di ITALPMI, che propone un archivio unico fondato sul principio del salario giusto e sulla tutela della contrattazione collettiva. Secondo l’organizzazione, l’attuale sistema rischia di creare disparità tra i contratti e di non garantire sufficiente trasparenza.
Un sistema che garantisca salario giusto e pari dignità alle organizzazioni sociali
ITALPMI boccia la riforma dell’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi messa in atto dal Cnel e propone l’istituzione di un archivio unico.
L’obiettivo deve essere garantire un salario giusto a tutti i lavoratori e assicurare pari dignità alle organizzazioni sociali.
La riforma rischia di diventare un’occasione sprecata
Così come è stata strutturata, infatti, la riforma rischia di rappresentare un’occasione sprecata.
Più che favorire la trasparenza e contrastare il dumping contrattuale, come dichiarato dal Cnel e previsto dalla norma, rischia di produrre effetti opposti.
Secondo ITALPMI, infatti, la nuova impostazione limita il principio della libera partecipazione sindacale dei lavoratori.
Inoltre, determina una discriminazione nei confronti di alcune organizzazioni sociali e mette in discussione Contratti collettivi nazionali che hanno una diffusione più limitata, ma che garantiscono ai lavoratori gli stessi trattamenti economici di base previsti dai contratti maggiormente applicati nelle categorie.
Il rischio di legittimare i contratti pirata
Paradossalmente, alcuni cosiddetti “contratti pirata”, che non garantiscono un adeguato livello di tutela ai lavoratori e generano una concorrenza sleale nei confronti delle imprese rispettose dei diritti dei lavoratori, ricevono una legittimazione ufficiale.
Questi contratti vengono infatti inseriti nella sezione principale dell’archivio esclusivamente sulla base dei dati relativi alla loro diffusione.
Serve una riforma fondata sul salario giusto
Il decreto legge 1° maggio potrà determinare un effettivo riordino dell’attuale giungla contrattuale, frenando la riduzione dei trattamenti economici previsti per i lavoratori e garantendo condizioni omogenee nelle categorie.
Per raggiungere questo obiettivo serve però una riforma equa, capace di difendere la dignità dei lavoratori e il principio della contrattazione collettiva.
La contrattazione collettiva rappresenta una reale espressione della democrazia nel mondo del lavoro.
La riforma deve promuovere un salario giusto, che garantisca un trattamento economico complessivo adeguato alla quantità e alla qualità delle prestazioni.
Questo principio deve valere per tutti i contratti, verificandone la reale applicazione e garantendo pari dignità tra le diverse organizzazioni sociali.
La nuova classificazione del Cnel crea confusione
La nuova catalogazione e classificazione dei contratti predisposta dal Cnel, con l’istituzione di più sezioni dell’archivio, non si fonda sul criterio della promozione del lavoro di qualità.
Secondo ITALPMI, questa impostazione va in tutt’altra direzione.
La riforma rischia infatti di creare soltanto confusione, anche tra gli operatori del settore, e di determinare una selezione arbitraria dei contratti.
La proposta di ITALPMI: un archivio unico e accessibile
ITALPMI, a nome delle organizzazioni datoriali e sindacali che rappresenta, chiede un intervento urgente per superare queste criticità.
La proposta è l’istituzione di un Archivio dei Contratti Collettivi unico e accessibile alle Software House, fondato sul principio del “salario giusto” e accompagnato da misure efficaci contro le sperequazioni contrattuali.


