Sostenibilità , norme europee stabiliscono nuovi obblighi e responsabilità per le aziende.

Il fenomeno del decentramento produttivo è molto diffuso nell’economia moderna e spesso si proietta oltre i confini nazionali. Questa forma di organizzazione decentrata delle imprese utilizza vari tipi di contratti, non necessariamente attraverso il tipico contratto di appalto.

Queste diverse modalità organizzative hanno reso necessario stabilire regole legislative che, da un lato, non ostacolino i processi orientati all’efficienza e alla specializzazione delle attività produttive e dei servizi, e, dall’altro, proteggano le condizioni economiche e normative dei lavoratori coinvolti nelle attività decentrate.

Le innovazioni introdotte negli ultimi anni nella organizzazione internazionale delle imprese e la loro crescente complessità hanno dimostrato l’inadeguatezza di molte normative nazionali, nate in periodi storici diversi.

Questo ha sollecitato la necessità di adeguamenti sia negli ordinamenti nazionali, tra cui quello italiano, sia in quelli internazionali, con particolare rilievo per l’ordinamento europeo.

Un punto critico riguarda la regolazione dell’appalto, modificata più volte nel tempo. Ci sono due aspetti importanti e controversi su cui ritengo necessario tornare: la distinzione tra il contratto genuino di appalto e il contratto di mere prestazioni di lavoro, che è vietato salvo la somministrazione da parte di agenzie autorizzate; e la garanzia dei trattamenti dei lavoratori impiegati negli appalti.

La normativa in vigore, il decreto legge 19/2024 approvato dal senato il 23 aprile scorso, prevede che il personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nel subappalto debba ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali e territoriali.

Questa norma innovativa non è di facile applicazione, soprattutto per quanto riguarda l’individuazione del contratto collettivo giusto. Intendo analizzare i problemi nati dalle sempre più frequenti proiezioni internazionali delle imprese e delle loro catene di fornitura e dalle normative, in particolare europee, che li hanno affrontati.

Mi riferisco ai recenti provvedimenti in materia di responsabilità delle imprese: la direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale (CSRD 2022/2464) e la proposta di direttiva sulla Due Diligence, approvata dal Parlamento Europeo il 24 aprile 2024.

Queste normative stabiliscono obblighi stringenti per le imprese, in base alle loro dimensioni, e per le loro catene di valore. Questo nuovo capitolo di regolazione influirà significativamente sulle strategie e sui comportamenti futuri delle grandi imprese e sulle modalità con cui organizzano e controllano le loro attività decentrate.

La Direttiva sul Reporting di Sostenibilità ha ampliato notevolmente gli obblighi di comunicazione aziendale previsti dalla precedente direttiva NFRD, includendo anche una dimensione extraterritoriale.

La normativa europea stabilisce che le attività finanziate dai fondi NGEU non devono peggiorare le condizioni ambientali, in linea con la strategia ambientale dell’Unione.

Questa regolazione riguarderà non solo le singole entità e gruppi societari, ma anche le attività decentrate rappresentate dalle catene globali di valore.

Le nuove regole richiederanno adattamenti e specificazioni ulteriori per agevolarne la pratica attuazione. In ogni caso, richiederanno un affinamento delle pratiche aziendali riguardanti sia il dovere di informazione e trasparenza sia quello di diligenza nell’attuazione degli impegni di sostenibilità sociale e ambientale.

Le informazioni richieste alle imprese dovranno includere la descrizione delle tipologie di lavoratori della catena di valore che possono subire impatti rilevanti, sia a monte (es. nella raccolta di materie prime) sia a valle (es. nella logistica e distribuzione), e indicare quelli particolarmente vulnerabili (migranti, donne, giovani, sindacalisti). Questi adempimenti informativi e di valutazione influiranno sui comportamenti concreti delle imprese e delle loro attività decentrate.

La Direttiva Due Diligence, estendendo gli obblighi alla catena di attività, renderà ancora più stringente la necessità per le imprese capofila di controllare le loro attività decentrate.

La normativa richiederà l’identificazione dei rischi per i diritti umani, sociali e ambientali, e l’adozione di misure preventive e di mitigazione dei rischi.

Queste procedure mirano a prevenire la violazione dei diritti indicati negli accordi e convenzioni internazionali.

Il controllo sui contenuti dei rapporti di lavoro decentrati lungo l’intera catena di valore assumerà una nuova intensità, influendo notevolmente sulle strategie delle aziende e delle parti sociali coinvolte.

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