Stop alla certificazione unica dei compensi versati ai forfettari (e ai minimi).

La riforma fiscale regala una semplificazione ai committenti dei contribuenti che applicano il regime forfettario.

Lo schema di delegato delegato sugli adempimenti – approvato dal Consiglio dei ministri lunedì 23 ottobre – esonera i sostituti d’imposti dall’obbligo di rilasciare la certificazione unica (Cu) dei redditi di lavoro autonomo nei confronti dei forfettari e dei vecchi minimi.

L’esonero dalla Cu scatterà a partire dall’anno d’imposta 2024 ed è giustificato dal fatto che a partire dal prossimo 1° gennaio tutti gli oltre 2 milioni di contribuenti che aderiscono al regime forfettario dovranno emettere la fattura elettronica (e sottostare agli obblighi di trasmissione telematica delle fatture e dei dati relativi).

In relazione alle prestazioni 2023, perciò, continuerà ad applicarsi l’obbligo di certificazione delle ritenute, come previsto dal decreto 322/1998 (e in particolare dai commi 6-ter, 6-quater e 6-quinquies dell’articolo 4).

Applicazione a tutti i compensi

I forfettari non sono soggetti alla ritenuta d’acconto sul corrispettivo per le prestazioni effettuate. A livello pratico, dunque, la Cu ha l’obiettivo di rendere conoscibili al Fisco gli importi fatturati. Lo stesso risultato, però, potrà essere raggiunto con la fatturazione elettronica “a tappeto” (resa obbligatoria dal decreto Pnrr-2, il Dl 36/2022, che ha modificato l’articolo 1 del Dlgs 127/2015).

L’esonero si applicherà ai compensi «comunque denominati», versati ai contribuenti che applicano il regime forfettario.

Lo schema non menziona l’obbligo, da parte dei forfettari, di rilasciare «un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che il reddito cui le somme afferiscono è soggetto ad imposta sostitutiva» (come previsto dal comma 67 della legge 190/2014). L’indicazione, perciò, continuerà a essere necessaria. Come accade oggi, potrà essere inserita in fattura o in una dichiarazione a latere consegnata direttamente al committente.

A beneficiare della semplificazione, come detto, saranno anche i contribuenti che ancora applicano il regime dei “vecchi minimi”, ormai in via di graduale esaurimento. In base alle ultime statistiche fiscali, si tratta ormai di meno di 60mila soggetti titolari di partita Iva.

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